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Export Marche: meno imprese, più concentrazione, cresce il peso delle aziende medio-grandi

16/03/2026

Export Marche: meno imprese, più concentrazione, cresce il peso delle aziende medio-grandi

La struttura dell’export marchigiano si sta progressivamente ridisegnando, con evidenza che emerge dai dati: la dimensione d’impresa incide in modo determinante sulla capacità di competere sui mercati internazionali. L’analisi del Centro studi di Confindustria Marche mette in luce una tendenza consolidata, che nelle Marche assume contorni ancora più marcati.

A livello nazionale, le imprese con meno di 10 addetti rappresentano circa il 40% degli esportatori, ma contribuiscono appena all’1,5% del valore complessivo delle esportazioni. Al contrario, meno dell’8% delle imprese – quelle con almeno 100 addetti – genera oltre il 70% dell’export, evidenziando una forte concentrazione della capacità esportativa nelle aziende strutturate.

Microimprese numerose, ma con impatto limitato

Nei principali comparti manifatturieri, il divario dimensionale è evidente: nell’abbigliamento, quasi il 60% delle imprese esportatrici ha meno di 10 addetti, con contributo al 5,7% dell’export settoriale; nelle calzature, metà degli esportatori appartiene alle micro-imprese, con incidenza inferiore al 3%.

Tra il 2011 e il 2024, l’Italia ha perso circa 28 mila imprese esportatrici, in larga parte piccole; nello stesso periodo, le aziende con oltre 50 addetti sono aumentate di circa 800 unità, consolidando il loro ruolo centrale.

Marche, base esportatrice dimezzata in vent’anni

Il numero di imprese esportatrici nelle Marche è passato da oltre 11 mila a circa 5.600 nel 2024, con una riduzione superiore al 50%, riducendo il peso regionale nel contesto nazionale. La capacità di presidiare i mercati internazionali si concentra in poche aziende, limitando la diffusione delle opportunità legate all’export.

Export 2025 in calo, pesa il farmaceutico

Il 2025 si chiude con una flessione del 7,6% per le Marche, a fronte di una crescita nazionale del 3,3%. Il calo è influenzato dal settore farmaceutico, in particolare nella provincia di Ascoli Piceno (-40%), con perdita complessiva regionale superiore a 750 milioni di euro.

Escludendo il farmaceutico, la diminuzione dell’export è -3,8%, ridotta ulteriormente a -3,3% considerando anche la cantieristica navale.

Settori in crescita e comparti in difficoltà

In crescita: metalli (+3,9%), prodotti elettronici (+10,2%), alimentare (+4,4%).
In flessione: meccanica strumentale (-10,2%), elettrodomestici (-2,6%), mezzi di trasporto (-8,8%). Il sistema moda cala complessivamente dell’8,6% (abbigliamento -12,2%, calzature -6,9%).

La dimensione come leva di politica industriale

La crescita dimensionale delle imprese emerge come leva centrale per rafforzare la competitività, favorire presenza stabile sui mercati esteri e generare ricadute positive nelle filiere produttive.

Sostenere processi di aggregazione, incentivare investimenti e rafforzare la struttura organizzativa e finanziaria delle aziende sono passaggi necessari per affrontare un contesto internazionale complesso. La piccola impresa resta fondamentale nel tessuto marchigiano, ma per competere su scala globale è necessaria un’evoluzione verso modelli più strutturati e integrati.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.