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Mario Pompei in mostra a Macerata: scenografia, immaginazione e teatro del Novecento

07/04/2026

Mario Pompei in mostra a Macerata: scenografia, immaginazione e teatro del Novecento
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Un percorso che attraversa il teatro, l’illustrazione e l’immaginazione visiva del Novecento prende forma a Macerata con la mostra dedicata a Mario Pompei, uno degli interpreti più raffinati della scenografia italiana. Dal 18 aprile al 2 giugno 2026, il Museo Palazzo Ricci accoglie “Essere Scenografo. Bozzetti, scene e costumi”, un’esposizione che restituisce al pubblico la complessità e la ricchezza di un artista capace di trasformare lo spazio scenico in un racconto visivo denso di suggestioni.

Promossa dalla Fondazione Carima e dalla Fondazione Pergolesi Spontini, l’iniziativa si inserisce in un più ampio progetto di valorizzazione culturale che coinvolge il territorio marchigiano, offrendo uno sguardo approfondito su un autore che ha contribuito in modo decisivo alla definizione dell’immaginario teatrale italiano della prima metà del XX secolo.

Il linguaggio scenografico tra rigore e invenzione

Mario Pompei emerge come figura poliedrica, capace di muoversi tra scenografia, illustrazione, grafica e scrittura, mantenendo sempre una coerenza stilistica riconoscibile. Il suo lavoro si colloca all’interno dello stile Déco, ma ne supera i confini attraverso una continua ricerca che unisce precisione prospettica e libertà cromatica, dando vita a composizioni in cui la struttura scenica diventa parte integrante della narrazione.

Il cuore della mostra è rappresentato dai materiali legati alla sua attività teatrale, ambito in cui Pompei ha raggiunto risultati di grande rilievo collaborando con compagnie e produzioni di primo piano. I bozzetti, le scenografie e i costumi esposti permettono di osservare da vicino il processo creativo, mostrando come l’idea iniziale si trasformi progressivamente in uno spazio scenico capace di evocare atmosfere, suggestioni e significati.

Tra le opere presentate figurano lavori legati a titoli significativi come La Fanciulla di Neve e L’Elisir d’amore, esempi di una produzione che riesce a coniugare dimensione spettacolare e attenzione al dettaglio, offrendo al pubblico una visione articolata del teatro come esperienza visiva totale.

Un archivio che racconta un artista e il suo tempo

L’esposizione si avvale di materiali provenienti dall’archivio Pompei, curato da Paola Pallottino, che ha dedicato anni di studio alla ricostruzione e valorizzazione dell’opera dell’artista. La selezione proposta rappresenta un’occasione rara per osservare lavori inediti e per cogliere l’evoluzione del suo linguaggio lungo l’intero arco della carriera.

Il progetto espositivo, curato da Pierfrancesco Giannangeli e Maria Letizia Paiato, con l’allestimento di Benito Leonori, costruisce un dialogo tra documentazione storica e restituzione scenica, offrendo una lettura che non si limita alla celebrazione, ma si configura come un approfondimento critico. Pompei appare così non solo come scenografo, ma come una figura capace di orchestrare immagini, spazi e narrazioni, anticipando una concezione del teatro come sistema complesso di segni visivi.

L’iniziativa si inserisce in un calendario più ampio che proseguirà in autunno con un secondo appuntamento espositivo a Jesi, dedicato in particolare al personaggio di Pinco Pallino e alle attività didattiche collegate. Un progetto che conferma l’attenzione verso un artista la cui opera continua a offrire strumenti di lettura del rapporto tra arte, teatro e immaginazione.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.