Pesaro, sì ai nuovi orari dei cantieri sul mare e confronto aperto sul futuro PUG
15/04/2026
Una seduta lunga, articolata e politicamente significativa ha segnato il lavoro del Consiglio comunale di Pesaro, chiamato a confrontarsi su due questioni destinate a incidere in modo diretto sulla vita della città: da una parte la modifica agli orari dei cantieri nella zona mare durante la stagione estiva, dall’altra il dibattito, ben più ampio e strategico, sugli indirizzi che accompagneranno la costruzione del futuro Piano urbanistico generale. Due piani diversi, uno immediatamente operativo e l’altro proiettato sui prossimi decenni, ma legati da un filo comune: la necessità di governare trasformazioni urbane, interessi economici e qualità della vita con strumenti più aggiornati e coerenti con l’identità di Pesaro.
La prima decisione arrivata dall’aula ha riguardato la modifica dell’articolo 9 del Regolamento di Polizia urbana, approvata con 24 voti favorevoli e 3 astensioni. Il provvedimento introduce una disciplina più precisa per le attività di cantiere nella zona mare, riconosciuta come area con una forte vocazione turistica e dunque bisognosa di una regolazione capace di limitare i disagi nei mesi di maggiore affluenza. Ma il cuore politico della seduta si è sviluppato soprattutto intorno al PUG, che non è stato affrontato come un semplice strumento tecnico, bensì come il contenitore delle scelte che dovranno definire la forma futura della città, il rapporto tra centro e quartieri, tra costruito e ambiente, tra sviluppo economico e tutela del paesaggio.
Zona mare, il Consiglio approva nuove regole per i cantieri estivi
L’assessora alla Sicurezza Sara Mengucci, illustrando la delibera, ha spiegato che la modifica nasce dalla necessità di introdurre una regolamentazione più puntuale per le attività di cantiere rumorose nei mesi estivi nelle aree prossime alla costa e alle strutture ricettive. In concreto, dal 1° giugno al 31 agosto, nei giorni feriali e nelle aree individuate entro 100 metri dalle strutture alberghiere della zona mare, i lavori più impattanti potranno essere svolti soltanto in due finestre orarie: dalle 9 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.30. Una scelta che, nelle intenzioni dell’amministrazione, prova a tenere insieme esigenze diverse, evitando che il pieno della stagione turistica venga disturbato dalle attività edilizie senza però bloccare del tutto i cantieri.
Nel dibattito sono emersi diversi punti di vista, ma anche il riconoscimento del lavoro di mediazione che ha accompagnato la definizione del testo. È stato sottolineato come il confronto con le associazioni di categoria abbia permesso di superare posizioni inizialmente divergenti, arrivando a una sintesi condivisa. Alcuni consiglieri hanno rimarcato il valore della norma come strumento di tutela della vocazione balneare della città, mentre altri hanno richiamato l’attenzione sulle ricadute concrete per i lavoratori edili, che rischiano di vedere ridotte le ore effettivamente lavorabili proprio nei periodi più produttivi. Il senso complessivo, tuttavia, è quello di una regolazione mirata, che non colpisce in modo indistinto tutta la città ma interviene in un’area specifica, dove la pressione turistica rende più delicato l’equilibrio tra cantieri, strutture ricettive e fruizione dello spazio urbano.
La discussione ha mostrato anche un dato politico interessante: la volontà di considerare il turismo non come una dimensione astratta ma come un elemento concreto della pianificazione urbana, capace di incidere sulle regole, sugli orari e persino sulle modalità con cui si può costruire o ristrutturare. In questo senso, la delibera approvata dal Consiglio si inserisce in una traiettoria più ampia, che vede la zona mare come uno degli ambiti più delicati della città, da proteggere e al tempo stesso da mantenere funzionale. L’idea che emerge è quella di una Pesaro che prova a correggere alcuni attriti emersi nelle ultime stagioni, cercando di rendere compatibili investimenti edilizi e qualità dell’accoglienza.
Il futuro PUG tra rigenerazione urbana, ambiente, mobilità e identità della città
Se la delibera sui cantieri ha prodotto una decisione immediata, il confronto sul Piano urbanistico generale ha aperto invece una discussione di respiro molto più ampio. L’aula ha esaminato diversi ordini del giorno, alcuni respinti, uno approvato a maggioranza e uno all’unanimità, ma soprattutto ha fatto emergere in modo molto chiaro i temi che accompagneranno la redazione del nuovo Piano: rigenerazione urbana, riduzione del consumo di suolo, mobilità, tutela delle aree collinari e agricole, valorizzazione del centro storico e dei borghi, accessibilità, qualità della città pubblica e risposta alle trasformazioni climatiche.
Dai gruppi di maggioranza è stata ribadita con forza una linea di impostazione che privilegia il riuso del costruito e la rigenerazione degli spazi esistenti rispetto a nuove espansioni. L’idea è quella di una città che si rinnova a partire dai propri vuoti, dai contenitori sottoutilizzati, dagli edifici da rifunzionalizzare e dai quartieri da rafforzare con nuovi servizi, verde urbano, mobilità sostenibile e spazi collettivi. In questa visione trovano posto il recupero di grandi complessi urbani già al centro di progetti o riflessioni pubbliche, il sostegno al commercio di prossimità, il rafforzamento dell’abitare sociale e una maggiore attenzione alla qualità della vita nei quartieri periferici e nelle aree collinari. Dall’opposizione, pur dentro letture diverse, sono arrivati contributi che hanno insistito su alcuni nodi ritenuti centrali: la necessità di una maggiore flessibilità per favorire il recupero degli immobili del centro storico e della zona mare, il tema dei parcheggi e delle connessioni centro-mare, la tutela del territorio agricolo di fronte alla diffusione degli impianti fotovoltaici, la valorizzazione delle aree produttive esistenti senza nuovo consumo di suolo e la richiesta di affrontare in modo strutturale questioni di rischio idraulico, come quella del torrente Genica.
Nel corso della discussione si è parlato anche di boschi urbani, di aree umide, di città spugna, di pavimentazioni permeabili, di accessibilità, di edilizia sociale e del ruolo che avranno gli assi strategici tra centro e mare. Più che un semplice scambio tra maggioranza e opposizione, è emerso un quadro di sensibilità differenti che però, almeno in parte, convergono su un dato di fondo: il nuovo PUG non potrà essere il semplice prolungamento dei piani del passato. Il sindaco Andrea Biancani e l’assessore Nobili hanno insistito proprio su questo punto, spiegando che il mondo è cambiato e che serve uno strumento più flessibile, capace di programmare la città dei prossimi trent’anni senza irrigidirla in schemi statici. Il Piano dovrà accompagnare le trasformazioni, non inseguirle in ritardo, e dovrà farlo tenendo insieme ambiente, sviluppo, coesione sociale, attrattività e identità territoriale.
Il confronto consiliare non ha esaurito il percorso, che anzi viene descritto come ancora all’inizio. Nei prossimi mesi il documento programmatico approderà di nuovo in aula e sarà seguito dai passaggi di copianificazione con gli enti sovraordinati, con un orizzonte che guarda al 2027 per arrivare alla redazione del nuovo strumento urbanistico. Proprio per questo la seduta ha avuto un valore politico non secondario: ha mostrato quale idea di città si sta delineando e quali tensioni accompagneranno il processo. Pesaro si trova oggi davanti a una scelta di fondo, che non riguarda soltanto dove costruire o cosa recuperare, ma il modello complessivo di sviluppo che vuole darsi. E da quanto emerso in aula, il futuro PUG sarà il luogo in cui questa scelta dovrà trovare una forma concreta, riconoscibile e duratura.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.